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Più Iot e Intelligenza Artificiale: le imprese italiane possono crescere.



Trasformazione digitale tra potenzialità e rischi. Quali le opportunità per le imprese Italiane? Quali le sfide da affrontare?

L’adozione di tecnologie digitali quali Artificial Intelligence (AI) e IoT (Internet delle Cose) sta portando un significativo cambio di paradigma in termini di visione del business, management e pratiche organizzative. Le imprese hanno davanti sfide complesse se vogliono cogliere le straordinarie opportunità della digitalizzazione. La pandemia mondiale ha ulteriormente accelerato questo processo. E chi resterà indietro rischia di scomparire per sempre.

Il Gruppo Uniquon, impegnato nel portare l’innovazione digitale al cuore delle aziende ha individuato 4 principali aree su cui le imprese italiane sono chiamate a concentrare i propri sforzi nel breve e medio termine. Scopriamole insieme.

1. Estensione di prodotti e servizi innovativi

L’esperienza di Uniquon ha rilevato che circa un terzo delle aziende che ha investito nella digitalizzazione ha migliorato la vendita dei prodotti/servizi esistenti e/o allargato il proprio portafoglio di offerta. Lo sviluppo di prodotti innovativi crea la domanda di questi prodotti con un aumento del mercato disponibile. Secondo autorevoli Osservatori sulle economie occidentali (MGI, HB, BCG,…) l’aumento di prodotti e servizi innovativi derivanti dall’AI contribuirà al PIL mondiale con un aumento di circa 6 trilioni di dollari entro il 2030.

2. Miglioramento della produttività

Le tecnologie di Intelligenza artificiale e Internet of Things sono efficaci in termini di costi perché tendono a sostituire altri fattori di produzione. La sfida tecnologica dell’AI è inoltre quella di creare nuovi modelli di business che potrebbero sottrarre quote di mercato ad aziende basate su modelli più tradizionali; tuttavia in questo caso, il concetto di “sostituzione” non è di uomini a favore di sistemi, ma di uomini a favore di altri uomini. E ancora, la sostituzione di lavoro con capitale (investimenti in digitalizzazione, AI e IoT) genera ulteriori guadagni di produttività nel tempo man mano che l’investimento diventa più efficiente e produttivo grazie alle intrinseche capacità di queste tecnologie di “imparare”.

La raccomandazione di Uniquon è che durante la transizione verso l’intelligenza artificiale, le aziende dovranno impegnarsi nella ristrutturazione delle loro organizzazioni per aggiornare le competenze dei dipendenti e l’assunzione di nuove figure professionali.

3. Creazione di ricchezza e reinvestimento

Poiché l’AI contribuisce alla maggiore produttività delle economie, l’aumento della produzione da guadagni di efficienza e innovazioni potrà essere trasferito ai lavoratori sotto forma di salari e agli imprenditori e alle imprese sotto forma di profitti. Ne scaturisce un circolo virtuoso che, aumentando i consumi, contribuisce alla crescita dell’economia.


4. Crescita dei flussi digitali globali e Problema sicurezza.

L’IA contribuisce e contribuirà sempre di più ad accrescere i flussi digitali in due modi. Il primo consiste nel facilitare un commercio a lungo raggio più efficiente. Un esempio è l’aumento dei prodotti venduti via e-commerce: stimando che un terzo dei flussi digitali sia legato all’e-commerce estero e che i recommendation engine basati su machine learning (motori che suggeriscono agli utenti di un portale/applicativo contenuti personalizzati e pertinenti tra le migliaia/milioni di item a catalogo) contribuiscano al 30- 40% delle vendite dei principali player dell’e-commerce, l’AI potrebbe contribuire dal 5 al 10% del valore creato dai flussi di dati digitali nell’e-commerce.

Il secondo modo riguarda l’impatto in flussi diversi dal commercio, come per esempio: miglioramenti nella supply chain, la creazione di Big Data, le piattaforme di monitoraggio remoto, data set clinici provenienti da ospedali di tutto il mondo e l’elenco potrebbe continuare con innumerevoli altri esempi. Si stima che due terzi dei flussi digitali sia determinata da questo tipo di applicazioni (MGI) e che, sulla base delle simulazioni effettuate, l’AI potrebbe avere un impatto del 10-15% su questi flussi portando a una contribuzione dell’1% sul PIL entro il 2030.

Tuttavia, quello che osserviamo nella esperienza Uniquon è che se da un lato crescono gli investimenti in digitalizzazione, dall’altro le aziende sottovalutano pericolosamente la sicurezza.

Dal nostro quotidiano rapporto con le aziende, emerge come la consapevolezza dei rischi e conseguentemente l’impegno nella protezione delle nuove tecnologie, sia un processo che matura nel tempo con l’adozione delle stesse, come nel caso dell’Artificial Intelligence. Questo però genera nuove vulnerabilità e lascia l’azienda esposta per lungo tempo.

Se è vero che molte aziende (ancora troppo poche però) stanno investendo in innovazione, è altrettanto vero che senza la giusta attenzione alle vulnerabilità che le tecnologie emergenti portano con sé, potranno verificarsi danni incalcolabili al business e all’intera organizzazione. I nuovi rischi infatti, scardinano i paradigmi convenzionali in materia di cybersecurity. Quello che Uniquon consiglia e applica coi propri Clienti è offrire solo tecnologie digitali intrinsecamente sicure. Lo sforzo è certamente maggiore, ma solo se la sicurezza risiede nel Dna stesso delle nuove soluzioni tecnologiche, è possibile ottenere l’adeguata protezione nell’irrinunciabile percorso di innovazione e di crescita.


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